Pur essendo scarsi i dati relativi all’età ellenistico repubblicana è certo che il comprensorio Tauromenium Naxos ed anche l’abitato sulla rocca erano inseriti, in questo periodo, nel reticolo di piccoli centri di origine più antica che costituiva lo sviluppo urbanistico romano della Sicilia. E’ il caso delle aree costiere che vanno da Tindari a Lilibeo e da Siracusa a Taormina. Tuttavia rimasero immutate le tipologie urbanistiche e monumentali dei centri.
L’abitato sulla rocca esisteva sicuramente in epoca repubblicana lo si deduce dalle fonti storiografiche. Infatti a tal proposito nel XII libro delle “guerre civili dei romani” di Appiano Alessandrino (in cui si parla della guerra condotta alla fine dell’eta repubblicana da Ottaviano contro Sesto Pompeo) si legge un passo interessantissimo sulle città di cui abbiamo fin qui parlato. Lo storico riporta: “Arrivando a Tauromenium (Ottaviano), ………., fece vela verso il fiume Onobalas (Alcantara) e il tempio di Venere, e ancorò la sua flotta davanti al tempio di Apollo Archegeta, il dio degli abitanti di Naxos, con l'intenzione di piazzarvi il suo accampamento e di attaccare Tauromenium. L'Archegeta è una piccola statua d'Apollo, con un’ara eretta dagli abitanti di Naxos quando questi emigrarono in Sicilia. Quando Ottaviano sbarcò, scivolò e cadde, ma si trovò senza aiuto. Mentre questi montava ancora il suo accampamento, Pompeo appave con una grande flotta, uno spettacolo terribile poichè Ottaviano credeva fosse stato sconfitto da Agrippa. La cavalleria di Pompeo avanzò contemporaneamente, avendo rivaleggiato con la flotta nella rapidità dei movimenti, e la sua fanteria arrivò dall’altro lato. Le truppe di Ottaviano erano terrorizzate vedendosi accerchiate di nemici da tre lati, e Ottaviano stesso era allarmato poichè Messala non poteva raggiungerlo. La cavalleria di Pompeo attaccò gli uomini d'Ottaviano durante tutta la giornata in cui montavano il loro campo. Se la sua fanteria e la sua squadra navale avessero attaccato simultaneamente alla cavalleria, Pompeo avrebbe colto una grande vittoria ma, non aveva esperienza di guerra e ignorava il panico che si era impadronito delle truppe d'Ottaviano: ecco perché esitò ad iniziare una battaglia al tramontar del sole. Una parte delle sue truppe si installò al capo Coccyneus mentre la sua fanteria, considerando imprudente accamparsi presso il nemico, si ritirò nella città di Phoenix".
Attenendosi alla descrizione di Appiano: se tre lati (comprendendo il mare) minacciavano le truppe di Ottaviano e una seconda località (diversa da Taormina) diede rifugio alla sua fanteria significa che: l’accampamento di Ottaviano nei pressi di Naxos era circondato da due abitati speculari. Nel I sec.d.C, i centri più interessati da un intenso incremento edilizio furono Siracusa, Catania e Taormina. Nella fattispecie il nostro insediamento entrò a far parte della conurbazione che aveva come polo aggregante Tauromenium che faceva parte delle città federate considerate alleate di Roma e teoricamente esenti da ogni tributo o prestazione.
Gli scavi archeologici hanno dato esiti positivi sulla presenza romana nell’area del castello con il ritrovamento di mattoni provenienti dalle fornaci romane della vicina Naxos dei quali uno recante il marchio di fabbrica a stampo con caratteri maiuscoli nei quali si legge la scritta “IONI”. Anfore romane del tipo catalogato dal Dressel sono state ritrovate nella cisterna esterna alle mura del mastio. Inoltre quello che non trapela dall’archeologia è da ricercare nell’architettura del sito. La fortificazione, come detto, presenta in effetti due differenti castelli dei quali il più alto (il mastio) si erge tredici metri sopra la corte pertinente la parte sottostante. Come sopraccennato questa parte più antica è costituita da un ambiente rettangolare protetto a nord e a Sud da due imponenti torrioni emicilindrici dotati di numerose saettiere. Dal mastio tramite una porta ricavata in possenti mura, di m 1,35 di spessore, si può accedere alla corte della fortezza sottostante. I due torrioni emicilindrici con interposto il vano rettangolare ricordano un edificio tardo imperiale posto immediatamente fuori le mura della porta settentrionale della vicina Taormina. La tecnica costruttiva del mastio disvela la presenza di elementi lapidei irregolari misti a rottami di laterizio e mattoni romani (opus incertum) che costituiscono il paramento esterno e interno di un conglomerato di malta di calce idraulica, frammenti di pietra e mattoni adoperati a concrezione o a sacco (opus coementicium). Alcuni elementi strutturali quali un grande arco triangolare posto a sinistra, subito dopo l’ingresso del mastio sono assimilabili alle tecniche costruttive romane del vicino teatro di Taormina.
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