Carlo d’Angiò volle punire la ribelle Sicilia, sono note le efferate crudeltà del suo luogotenente in Sicilia Guglielmo l’Etendart che fece torturare e uccidere barbaramente i capi della rivolta. Dopo tanti orrori, nel 1270, cominciava la dominazione angioina della Sicilia e finiva la floridezza del mezzogiorno d’Italia.
Il feudo di Calatabiano fu assegnato ad Ottone Capece vescovo di Catania ma tale investitura fu solo formale, risultando nell’anno 1272 il maniero ancora figurante tra le fortezze regie demaniali. Fu questo il periodo in cui le fortezze regie erano affidate a castellani stipendiati. Solo nel 1278 Calatabiano non risulta più annoverato tra questa tipologia di feudi e probabilmente appartenne in quell’epoca al vescovo di Messina. Nel 1282 scoppiava la grande rivolta dei siciliani contro gli angioini detta guerra del Vespro. I francesi nell’isola vennero annientati. Uno dei capi dell’insurrezione fu l’ammiraglio Ruggero di Lauria. Ogni volta che le sue squadre navali incontravano i francesi questi erano destinati a soccombere. L’ammiraglio ed altri nobili siciliani pensarono che, nonostante i successi ottenuti, gli angioini avrebbero contrattaccato. Pensarono di rivolgersi a Pietro d’Aragona che avendo sposato Costanza, figlia di Manfredi, poteva accampare diritti di successione al trono di Sicilia.
Nel 1285 la fortezza di Caltabiano appartenne al grande ammiraglio della flotta siciliana distintosi negli anni della guerra del Vespro. Egli possedette anche i feudi di Aci (l’attuale Acicastello non Acireale), Mascali, Castiglione, Francavilla, Novara, Tripi e Ficarra. Egli poi diede Calatabiano in dote alla figlia Margherita Auria la quale tenne il feudo fino al 1295. |