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Sono state aperte le porte di uno dei siti più affascinanti e quasi inediti della costa
orientale della Sicilia. Per certi versi il sipario, innalzandosi, ha disvelato una rocca, come
quella di Calatabiano, le cui pendici ospitano un castello edificato sulle vestigia di
antiche civiltà del passato. Questi ameni luoghi, sin da epoche remotissime, erano
abitati da popoli che hanno lasciato la loro impronta con peculiarità delle quali, in loco,
non si era ancora trovata alcuna testimonianza.
I lavori di restauro, appena conclusi, e la
campagna di scavi archeologici hanno rimosso la coltre di detriti e gli strati di terreno
che ricoprivano la maggior parte del complesso archeologico monumentale. L’intervento
stesso è stato quindi un’occasione per confrontare quanto la tradizione storica ci aveva
tramandato del maniero di Calatabiano e quanto in effetti è stato desunto dalle indagini
scientifiche effettuate.
Una cosa è certa: se Kalaat-al Bian (rocca di Biano) è il nome che
gli arabi diedero alla fortificazione di Calatabiano, il sito ha origini ben più antiche.
Alcune mura del castello, oggi visibili, videro infatti la soldatesca musulmana porre
mano all’assedio. Ma non furono gli arabi ad edificarlo. I luoghi infatti dimostrano una
frequentazione greca a partire dal IV- III sec. a.C.. Esisteva al tempo una conurbazione
tra gli abitati di Tauromenion Naxos e il nostro colle, sul quale, alla fine dell’epoca
classica dal V all’VIII sec. d.C., i “Romaioi”, ovvero i Bizantini, edificarono un grande
“Kastron”, divenuto poi il nucleo primigenio dell’attuale castello.
L’ultimo salto
conoscitivo avverrà quando sarà identificato il nome di questo insediamento in epoca
greca. Quale fosse il suo utilizzo, se si trattasse sin dalle origini di un luogo sacro o di un
insediamento abitativo vissuto, sarà presto chiarito dagli studiosi. Il luogo conserva
immutata una pregnanza storico-ambientale di straordinaria valenza.
A completare il
fascino del contesto, sarà apprezzabile il patrimonio paesaggistico costituito dalla vista
della valle fluviale dell’Alcantara e del binomio Taormina Naxos, scenario turistico nel
quale la nostra gemma, a pieno titolo, si inserisce. La particolare qualità degli ambienti
restaurati, la suggestiva illuminazione ed un ascensore panoramico mozzafiato, che
consente l’accesso al castello, costituiscono l’essenza dell’adeguamento funzionale del
monumento. Il maniero restaurato ospita, al suo interno, ampi ed affascinanti spazi, una
“location” ideale per organizzare eventi culturali ed incontri congressuali. I visitatori
potranno trovarvi una caffetteria ed un book shop ed inoltre potranno contemplare un
museo multimediale per la fruizione dei beni culturali della Diocesi di Acireale.
Per quanto detto, trascorrere una giornata respirando l’aria delle antiche vestigia costituirà
l’esperienza unica ed irrepetibile di godere simultaneamente del passato più illustre,
figlio dell’Ellade, e del futuro di un monumento reso vivo dalla tecnologia del XXI sec. La
Sicilia è anche questo.
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